E’ successo a tutti, e a tutti ha lasciato un buco nel cuore: ma non un buco nel senso di un vuoto, un buco come un foro di proiettile, una ferita profonda e lancinante: l’amico (amica) più caro, quello con cui avete diviso esperienze importanti, quello a cui avete confidato le vostre angosce e le vostre speranze, a cui avete messo il vostro cuore in mano e che altrettanto ha fatto con voi. Quello, proprio quello, che era un pezzo di voi, e che un brutto giorno non c’era più, è di colpo diventato un estraneo, e non saprete mai il perché. “Ma che ti ho fatto?”, gli chiederete invano, e lui si negherà, non vi risponderà, non lo vedrete più, o lo vedrete tributare la sua confidenza, le sue risate altrove, e a voi neanche salutarvi più. “Perduto” dice una vecchia canzone di Vecchioni, “ perduto lui ce ne sarà un altro, però da vecchi pesa il respiro…”.
Però poi accadrà una seconda volta, poi tre, poi quattro: e voi sarete sempre più ripiegati su voi stessi, senza nemmeno più la voglia di chiedervi perché. Ma cosa è successo?
Generalmente niente che possa giustificare un simile voltafaccia. Il motivo più frequente sono le chiacchiere (e perché non le verifica con noi? Perché una persona così amica non ci viene a prendere di petto e a chiederci conto delle nostre presunte parole e delle nostre presunte azioni? Perché venire condannati all’esilio senza neanche conoscere i capi d’accusa? E perché a un certo punto si diventa incapaci di difendere un nostro rapporto dalle influenze esterne?).
Il secondo motivo sono malintesi: un brutto giorno c’è una parola, un gesto, un’azione, che viene presa proprio per storto, e non c’è perdono al mondo per l’amico che per noi si sarebbe buttato nel fuoco, e neanche il tempo riduce a più miti consigli e riesce a riportare il buon senso.
Il terzo motivo, ahimé, è molto più umano, e molto più difficile da evitare, ed è, purtroppo, l’invidia. Ma non l’invidia in senso cattivo, non il volere che l’altro perda quello che ha, ma la tristezza, l’amarezza, a volte la disperazione, nel vedere che la vita ci ha riservato una sorte diversa che a lui. Lui trova un buon lavoro, e noi siamo precari, trova la compagna della vita, e noi siamo soli o male accompagnati, i figli suoi sono gioielli, e i nostri ci fanno tribolare…Prima eravamo uguali, tutti e due ridevamo della vita allo stesso modo, e a tutti e due il futuro riservava le stesse possibilità…ora uno si sente cittadino di serie B, e piuttosto che essere additato come “poveretto” e viverne lo stato d’animo, si dilegua, perdendo così, in mezzo a tanta sfortuna, l’unica fortuna che la vita gli aveva riservato: un vero amico.
Ma c’è ancora un altro caso: siamo noi a essere fortunati, e l’amico, o l’amica, sta male: è li che ci scopriamo insospettatamente fragili, non ce la facciamo a stargli vicino, non ce la facciamo a convivere con il suo dramma; anche perché, vedendo in lui una parte di noi, ci rendiamo conto di non essere immuni, e nulla ci può assicurare che domani non saremo al suo posto.
E allora, al grido di non vedere per non soffrire, giriamo silenziosamente i tacchi, sfumando via nel rassicurante grigo della nostra vita.
































C’è anche un altro motivo… avere un figlio “speciale”, ma forse in questo caso più che far perdere un vero amico fa scoprire quello falso…
I falsi amici sono una gran zavorra, un inutile spreco di tempo ed energia: un grazie “speciale” al figlio che ce ne ha saputo liberare, restituendo il nostro tempo a imprese più degne!
In bocca al lupo!
Ci sono anche quelli con cui, magari avresti voluto condividere qualcosa, ma per le scelte fatte, non ti è possibile e ti rendi conto che lo stesso rapporto non ha motivo di esistere……si lasciano indietro le cose che vorresti stringere il piu forte possibile, ti allontani da una persona sapendo che anche se doloroso il distacco è la cosa più giusta da fare…per poter continuare a vivere……
Carissima bflyu2,
ovviamente tu mi parli di una tua esperienza di cui non conosco i risvolti e i retroscena ma, a parte un’eventuale storia con una persona sposata, in cui tagliare i ponti è un atto dovuto alla vita, se si parla di amicizia la soluzione “estrema” di tagliare i ponti generalmente ha motivazioni che affondano le proprie radici nel nostro inconscio. Io però non mi riferivo tanto a questo, perché nella vita tutti i rapporti si trasformano, quanto al fatto di interrompere un rapporto profondo SENZA DARE SPIEGAZIONI, lasciando l’altro interdetto, e sofferente, di una sofferenza che proietterà la sua ombra sinistra su tutti i rapporti futuri, che farà passare all’altro la voglia di investire emotivamente su qualcuno, a qualsiasi livello, che gli procurerà un’ansia di fondo con la quale dovrà impararare a convivere, e ci si può convivere solo male. Io non penso che abbiamo questo diritto: abbiamo sicuramente il diritto di non frequentare più una persona per un qualsiasi motivo, anche il più banale, ma se il rapporto era stretto, la persona ha il diritto di conoscere il motivo della nostra scelta, altrimenti produciamo in lei un danno emotivo che probabilmente non merita, e che cambierà, in peggio, la qualità della sua vita. Quindi sì all’addio, al taglio netto, ma l’amico con cui si è percorso un tratto della propria strada merita di essere guardato negli occhi e che gli venga detto: “Non me la sento più di frequentarti perché…”. In bocca al lupo!
Cara donnaemadre,
ho letto quest’ultima tua risposta e sono rimasta colpita, a me è successo due anni fa, non era neppure una delle mie migliori amiche, eppure ancora ne soffro, soffro appunto per questa mancanza di spiegazione, perché io proprio non me lo spiego, ed è successo da un giorno all’altro.
Sto cercando di uscirne, perché questa esperienza mi ha portato ad allontanarmi parecchio da un ambiente in cui mi trovo e mi trovavo bene, in cui ho amicizie e conoscenze (tanto che ho dovuto inventarmi spiegazioni per chi mi chiedeva il perché di questo mio allontanamento), e questo non è giusto.
Nel mio caso, il tutto è aggravato dal fatto che questa persona sono costretta a vederla spesso, a volte a parlarci, e questo non mi aiuta.
In tutto questo ho provato, alla lettera, quello che tu descrivi, e mi sono sentita assurda, patetica, sbagliata, perché devo star male io per un comportamento sbagliato altrui, e senza colpe per giunta?
Per cui volevo ringraziarti, di cuore, perché questa tua ultima risposta mi ha fatto sentire meno sbagliata
. Grazie, di cuore.
Cara Speedy, quando il dolore che si è provato serve a capire quello di un altro e ad alleviarlo, sembra che tutto, anche il dolore, assuma un senso e, tutto sommato, si lenisce, magari appena un po’.
Forse però fai male ad allontanarti da un ambiente in cui ti trovi bene, e addirittura il fatto di essere costretta a dare spiegazioni può essere controproducente.
Devi solo “ricollocare” il problema, e capire che è suo, e non tuo.
E’ stata l’altra persona a tradire un’amicizia, e a non avere il coraggio di guardarti negli occhi e avere con te un confronto franco. Sicuramente l’ha fatto per debolezza, sicuramente è stata toccata una corda del suo inconscio che ha fatto male, che la costringe a chiamare col proprio nome qualcosa che non vuole sapere, o non vuole capire, o non vuole ammettere, o non vuole ricordare: è sempre così.
*** Ributtati nella mischia! Ti abbraccio ***
Cara donnaemadre,
penso che la tua teoria delle “corde” sia molto vera, l’ho pensato anch’io.
Ma da persona a volte ipersensibile solitamente sto molto attenta a non toccare “corde” altrui che non andrebbero toccate, per cui mi sento spiazzata e tradita da quel che mi è successo, anche se ormai è passato del tempo.
Ma hai ragione, ributtarmi in “quella” mischia è proprio quello che ho intenzione di fare. Martedì vado a cena con alcune vecchie amiche – e nessuno ha pensato di invitare anche lei. Un motivo ci sarà.
Grazie ancora, mi hai davvero aiutata, devi essere una bella persona.
Un abbraccio
Speedy
Cara Speedy,
a volte le corde che si vanno a toccare sono corde che neanche immagineresti: le cose che “fanno male” a una persona a volte non sono quelle “standard”, facilmente intuibili, anzi, sono proprio inimmaginabili…
Una mia amica, che a un certo punto ruppe i rapporti con la cognata, alla fine mi confidò che non la sopportava più dopo aver visto come era in buoni rapporti e che confidenza aveva con la propria madre, mentre lei, la sua, l’aveva sempre sentita assente.
Ce n’era una, che non aveva potuto proseguire gli studi, che ha troncato con tutti gli amici che andavano all’università, perché non ce la faceva a sentirne parlare.
Un’altra ha troncato con la sua amica del cuore perché il di lei marito ci aveva provato, e ha ritenuto più igienico cambiare aria…
Come vedi, l’essere sempre buoni, gentili e disponibili, a volte c’entra proprio poco con un amico/a che ti volta la faccia…
…ho scoperto questa meraviglia di post..
ahh.mi spezza il cuore cara diemme..
proprio stasera…
E’ uno di quelli che ho più cari: la perdita inspiegabile e inspiegata di amici che ho adorato mi ha fatto soffrire più delle pene d’amore: almeno lì c’era un motivo, non si andava d’accordo, ma gli amici…
Però pugnalate dagli amici, a parte quella dell’abbandono intendo, non ricordo di averne avute
*** o forse, conoscendomi, semplicemente non ci ho fatto caso… ***
..io ho avuto un’amica..una speciale..e dio me l’ha tolta..
poi cresco incontro un tesoro..mi dico non è possibile..
e dio decide un’altra volta di no
poi passano gli anni…dolori, problemi, separazioni e un giorno per caso incontro due occhi neri
(avevo scritto qualcosa a proposito di lei..sul blog di elle)..e dio stavolta è stato più duro ancora..
l’ho persa e con lei anche una parte delle mie speranze..
Ma la gramigna..quella cresce abbondante nel mio giardino…
e forse semplicemente perchè io non riesco proprio a non farci caso…
..o magari perchè come diceva:
LADY MACBETH:
Glamis, lo sei. E Cawdor, anche. E anche
quello che ti hanno promesso, sarai.
Ma temo, temo proprio la tua indole:
c’è troppo latte di clemenza umana
in te, e così non prendi la via facile.
Ti sono morte tutte queste amiche???
*** Hai provato a non cucinare più funghi quando le inviti a pranzo??? ***
…funghi!!!!
sei una strega…
Mio padre era micologo e io nei funghi ci ho sguazzato!!!!
Sì, ma non sguazzare nella gramigna però!
MI PIACE STASERA QUESTO PING PONG….SAI CHE HO DECISO..DOMANI BUTTO ACIDO NEL GIARDINO E DISTRUGGO LA GRAMIGNA…OK
Un’acidificazione delle false amiche non la vedrei male… purtroppo siamo in un paese civile, e dobbiamo essere buoni… taaanto buoni…
*** anche se non è per niente nella nostra natura! ***
…uhahooo..una cosa in cui siamo daccordo!!!
guarda non te l’ho ancora detto ma la tua luna in leone “cozza” sul mio urano in leone(urano è il pianeta della ribellione e la terrorista che c’è in me)..ma la mia luna in bilancia(come quella di elle..mi aiuta a mediare…però elle da buona bilancia è molto molto più brava..daltronde ach sono un ariete!!
Io non posso neppure dire di essere stata così sfortunata, possibile che questa cosa mi pesi così nonostante tutte le splendide persone che invece mi sono amiche?
O forse, semplicemente, non sono sufficientemente abituata alla delusione da averci fatto il callo?
Hai ragione, comunque, spesso le corde toccate non sono quelle più ovvie – altre volte lo sono anche troppo, invece.
Diemme,
ho scritto anche pezzi migliori ma leggendo il tuo mi è venuta voglia di metterti il link
http://www.stellasolitaria.wordpress.com/2008/08/05/amici-di-un-tempo
quando le leggo mi fa sembre un brutto effetto…a come amici?
Sono subito andata a leggerlo, e mi dispiace risponderti in questo momento in cui sono quasi in catalessi per la stanchezza, perché il discorso è lungo e spinoso.
Ti dirò la verità, quando una persona mi racconta una catena di delusioni, tendo a pensare che c’è a monte qualcosa di sbagliato. Magari il criterio di selezione. Magari le aspettative.
Io non ritengo di avere avuto dagli amici tutti questi tradimenti: ci sono amici che la vita o una loro scelta ha allontanato, e ne ho sofferto, ci sono state persone che si sono finte amici per interesse, e questo pure a chi non succede?
Col tempo però ho imparato ad associare al termine “amico” le persone giuste: io sono molto selettiva, e la mia selezione non è certo per classe sociale, titolo di studio, censo, e certo non per razza, religione etc: la mia selezione è per codice morale. Sono diventata particolarmente scaltra nello “sgamare” i giochi delle persone, e taglio con gigantesche cesoie i rami malati, che succhierebbero inutilmente linfa che sarebbe tolta agli altri…
Però stella continuo domani, gli occhi si stanno chiudendo da soli… lo so che è presto, ma è presto pure quando mi alzo la mattina… e non mi fermo un attimo…
Non ti preoccupare diemme, capisco dato che alle 6 la mia sveglia suona. Se dai una letta ai mie amori (vissuti o non vissuti, pochi quelli vissuti tanti quelli sognati o pensati) capirai che tendo a fidarmi della gente che poi non si rivela come in realtà è. Oggi purtroppo faccio fatica a fidarmi anche della mia ombra perchè le delusioni sono tante sia in amicizia che in amore…leggero’ con gioia le parole che vorrai donarmi domani su questo tema…oggi sto diventando molto più selettiva di un tempo anche perchè tendo a fidarmi sempre meno…
Cari amici, il commento di stellasolitaria su questo mio vecchio post mi ha portato a rileggerlo, e voglio per un po’ portarlo in prima linea. L’argomento credo tocchi un po’ tutti.
Io devo dire che con gli amici ho una fortuna incredibile però, come tutte le cose nella vita, bisogna vedere pure come uno si propone e come uno le affronta.
Il post è stato scritto per degli amici che si sono allontanati (spesso a causa di mogli gelose), ma non che mi hanno tradito.
Io credo che a volte il considerare una persona “amica” risponda a un nostro bisogno, e non a una valutazione oggettiva della persona. A volte la persona che incontriamo viene usata come uno schermo su cui proiettiamo le nostre aspettative, e quando la persona non risponde a queste aspettative ci sentiamo traditi, ma in realtà siamo noi ad aver tradito, noi a pretendere che quella persona fosse non se stessa, ma ciò di cui noi avevamo bisogno.
A volte invece non riusciamo a capire il momento difficile che la persona sta passando, e quando magari questo momento si “incrocia” con un nostro momento difficile, succede il patatrack.
Io a volte sento persone che si sono offese per un nonnulla; per dirti, chiedi a un collega se vuole venire a prendere un caffè, lui declina l’invito dicendoti che ha da fare, o aspetta una telefonata, o un’altra qualsiasi argomentazione (se ne dà): vai al bar e dopo mezzo minuto il collega sta lì con qualcun altro.
Ecco, io per esempio non mi offenderei mai per una cosa del genere, intanto perché uno è libero di andare a prendere il caffè con chi vuole senza doverci spiegazioni (e questo è rispetto per gli altri), secondo poi perché possono esserci mille altri motivi: dopo che l’hai invitato, e lui ti ha risposto no a macchinetta, concentrato su quello che stava facendo, si è reso conto che invece il caffè gli andava, per cui ha accettato l’invito successivo, o addirittura quest’altra persona l’ha incontrata lungo il percorso.
Altri tipi di tradimento? Molti dettati dall’invidia. L’invidia è un sentimento umano, che si presta ad essere vissuto e gestito in maniera molto idiota. A volte la persona che, come dire, ci “ammira troppo”, vorrebbe diventare noi, vorrebbe parassitare la nostra vita, magari all’angoletto, magari persino accontentandosi degli scarti, ma vi assicuro che avere come ombra l’ombra di un’altra persona non è piacevole: e così la persona “fagocitata” a un certo punto taglia i ponti e si allontana.
A volte l’invidia ci fa sentire vittima di un’ingiustizia: “perché quella persona deve avere quella situazione e io no?”. Spesso la spiegazione è semplicemente: “Perché quella persona ha lottato per costruirsela quella situazione, pagando tutti i conti che la vita le chiedeva, e tu non l’hai voluto fare”. E’ un po’ come invidiare il secchione che ha preso nove al compito in classe contro il nostro due, trascurando il fatto che “il secchione” si spacca ogni giorno la schiena sui libri mentre noi andiamo a ballare e a fare shopping.
Nella vita si fanno delle scelte: può anche essere giusto andare la sera a ballare (che non esclude lo studiare un po’… ), e il pomeriggio a fare shopping perché forse è persino più salutare ogni tanto stare all’aria aperta invece che chiuso in una stanza con la luce artificiale, però si deve essere coerenti con le proprie scelte, non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca.
Ecco, uno dei miei criteri di selezione è anche questo: non mi fido troppo delle persone deboli, il cui comportamento dipende dalla persona che hanno accanto, per cui non sai mai con chi hai a che fare.
Non mi piacciono le persone, che si sentono sempre “offese” ma non chiariscono, ingoiano, ingoiano questi “gravi torti” che sono solo nella loro testa, e poi ti pugnalano invocando la legittima difesa.
*** Ciò detto, vi devo proprio lasciare… a bientôt! ***
Oh, hai ricolpito in pieno!
Chiamo a dimostrazione Brandy, che ne sa qualcosa, di qualche lamentela fatta dalla sottoscritta (no, SUscritta) a proposito di cotali e cotante amicizie.
Come già ebbi a dire, resta quel certo amaro in bocca, ma poi ci fai l’abitudine come ad una medicina cattiva che però fa bene… come a ricordarti, la prossima volta, di amare meno…
MA SI PUO’ AMARE MENO, DOMANDO IO????
Beh, è un po’ di tempo che ho colpito, il post è di tanto tempo fa.
L’ho ritirato fuori ora perché stellasolitaria, andando a rileggersi i vecchi post, mi ha voluto lasciare un commento su questo: è uno dei più cari, e tu non sai quali eventi miracolosi abbia messo in moto oggi la “riesumazione” di questo post… voi non avete idea di come si incastrino i destini!
No, amare di meno non si può, e non si deve: sarebbe come mangiare senza annusare il cibo, senza masticarlo, in una specie di “ciancica e sputa” che ci impedisce di assaporarlo. E forse questo ci impedirebbe di intossicarci se il cibo fosse tossico e di morirne se fosse a tal punto avariato?
No, ci impedirebbe solo di gustarcelo quando è buono.
Secondo me non bisogna amare di meno, ma amare in maniera diversa: e poi mai, mai e poi mai “puntare” tutto su un unico investimento, vale per quello economico e vale per quello esistenziale. Con questo non sto dicendo che non bisogna concedersi del tutto, (né tantomeno che bisogna farsi l’amante!!! ), ma non si puo aspettare che *tutto* il nutrimento emotivo ci venga da una sola parte: finiremmo per il soffocare questa “parte”, e rimanere in un deserto emotivo quando questo rapporto viene meno.
Per soffrire di meno quindi non bisogna “amare meno”, ma essere pieni di interessi: quindi *tanti* amici, teatro, cinema, letture, consorte, figli, impegni sociali, lavoro, hobbies… : tutte queste cose, ci fanno da paracadute quando qualcosa ci viene a mancare.
Mi spiego meglio: per essere vero, secondo me, un rapporto non deve essere alimentato dal bisogno, ma dalla genuina e disinteressata condivisione, e per condivisione non si intende di tutto, perché questo tipo di rapporti non funzionano mai: si dice che l’unica persona che può stare bene con un partner e renderlo felice è quella che è perfettamente in grado di stare anche da sola, e probabilmente questa è una gran verità.
Voglio dire, se ho fame mangio qualsiasi cosa, se non sono affamata scelgo, cerco qualcosa che ritengo mi possa piacere, e se così non è dopo il primo morso lo lascio.
Da dove nasce l’illusione dell’amicizia? Spesso dalla voglia di dare da una parte, e dal bisogno di ricevere dall’altra. Sono “magagne” che prima o poi saltano fuori.
Io personalmente di rami secchi ne ho tagliati, e mai senza dispiacere: alle persone a cui ho voluto bene continuo a voler bene, ma ritengo “perniciosa” la frequentazione. A volte sono incompatibili le persone, a volte sono incompatibili le vite, le scelte di vita, le scelte di sopportare nella vita situazioni che sopportabili non sono.
Ho perso un’amica che per me era più di una sorella: anche lei prigioniera di un matrimonio infelice (quante volte è stato questo il motivo di screzio con un’amica cara!), aveva i nervi a pezzi ed era nell’incapacità totale di conciliare i vari aspetti della sua vita.
Frequentava di nascosto persino le sue sorelle! Mi fece impressione una volta, che la invitai a un tè in pasticceria (veramente fu una cioccolata calda… ), che era assolutamente estasiata, le sembrava un miracolo fare il giro del palazzo in piena libertà: io ero sconvolta… per non parlare della macchina “Dio mio, tu guidi! Ma veramente riesci ad andare dappertutto?”
Il rapporto oramai aveva perso spontaneità, lei non poteva stare al telefono, non poteva uscire, non poteva ricevere, non poteva e basta. Ogni tanto scoppiava in una scena isterica, ma era determinata a portarsi appresso questa croce, a ogni e qualsiasi costo.
Una volta ci trovammo in vacanza nello stesso residence: a me era toccata in sorte un appartamento molto più confortevole, vista mare, e l’avevo pagato anche di meno perché avevo contattato l’albergo direttamente e avevo risparmiato le spese di agenzia.
Quando venne a trovarmi si affacciò alla finestra, vide quel meravigliso scorcio di mare, e le venne un attacco di bile: non trovò altro modo di sfogarlo che iniziare a rinfacciarmi tutta la mia vita: iniziò con un “e perché tu però… ” che lasciava intuire un confronto dentro di sé tra la mia vita e la sua, un dialogo interiore che la portava a cercarsi delle motivazioni e degli alibi per quella sua vita meno felice della mia.
E continuò, continuò, a sottolineare ogni mio limite, o progetto non andato in porto, in maniera vieppiù crescente, fino a che non le diedi quelle quattro vocali che andava cercando da tempo e ci misi un punto.
Mi disse “Ora ti sei offesa?”. “No,” le risposi “non mi sono offesa, ho solo realizzato che oramai non ci resta molto da condividere”.
Alla partenza, passando davanti a me in macchina, agitò un braccio per salutarmi: io alzai tiepidamente il mio, partì, e non ci vedemmo mai più.
Penso di sapere cosa vuol dire l’Eliduin, e in questo caso (se c’ho azzeccato, ma è quasi certo) OCCORRE darle ragione.
D’altra parte esiste anche il “lato bi” di questa situazione, e cioe’ tutti coloro che ad un’amicizia “chiedono” e si lamentano se l’amico “non gli da niente” specie di quello di cui ha bisogno.
Coloro che usano, consumano, prendono, domandano, pretendono, arraffano, implorano, si aspettano che, sono sempre in credito (ma non sanno nulla di contabilità amicale).
Ma è una trappola sempre tesa, sempre pronta a scattare, sempre pronta ad ingoiare anche noi, che diciamo di “conoscere le trappole”. Perchè verrà un giorno in cui non ce la faremo piu’, saremo stanchi, saremo scoraggiati, avremo paura, saremo soli e forse anche disperati. In quel giorno vorremmo che ci tornasse un po’ di quel capitale che abbiamo versato, un po’ di quella moneta sonante che abbiamo gia’ dato come caparra (ci rendiamo conto solo adesso che si trattava di una caparra, all’inizio pensavamo davvero fosse un dono, una gratuità, un bonus.
Fortunati noi se almeno all’ultimo momento riconosceremo la trappola, e allontaneremo il nostro piede – e il nostro cuore – dalla rete degli interessi bancari, dello strozzinaggio degli affetti.
Fortunati noi se anche quel giorno riusciremo a dire con un sorriso onesto sulle labbra, e con la gioia negli occhi e nel cuore: “Ciao, amico, come stai?”
L’amico… Questo sconosciuto!
Noi siamo amici prima di tutto, dopo abbiamo amici.
E quello che un amico non ti farebbe, non ti sogneresti mai di farlo a lui.
E come diceva Diemme, perchè allora succede il contrario certe volte?
Ognuno ha la sua storia alle spalle, diversa e piena di significati, nessuna storia è paragonabile all’altra, forse le situazioni, ma mai le persone.
Ma chi può fregiarsi realmente del titolo di amico?
Cos’è realmente un amico?
Non posso pensare solo ad una spalla su cui poggiarsi o qualcuno che nel momento del bisogno è presente, sia fisicamente che moralmente, o come purtroppo spesso accade anche economicamente.
(mi verrebbe da citare la farsa di Pupo che pubblicamente restituiva 100mila euro a Gianni Morandi)
Un amico è qualcosa di veramente unico, da contare su un dito della mano, è qualcosa di indescrivibile, poichè non può essere uguale ad altri.
Simile, ma non identico.
Ognuno di noi ha un proprio carattere, che si riflette sul rapporto con un altra persona.
Mi spiego perchè certe volte si ha un feeling immediato ed altre volte invece si fa fatica anche a parlarsi.
Credo che la risposta sia sempre la stessa.
Per essere amico di qualcuno, o avere un amico proprio, prima di tutto bisogna essere amico di se stesso.
Apprezzarsi, mettersi in gioco, essere in pace con se stessi, dare quella sensazione che quando ti guardi allo specchio puoi sorridere ed essere felice, ma soprattutto sereno.
Queste qualità e queste sensazioni non possono non essere percepite da chi ci sta vicino.
Trovo sia l’unica motivazione per cui tante persone, che magari non conosci benissimo, spesso si confidano e raccontano le proprie storie.
Perchè trovano nel proprio interlocutore qualcuno pronto ad ascoltarlo veramente.
A tal proposito cito una frase raccolta nella Home page di Francesca Bertoldi, che casca a pennello per questo post:
(Epicuro)
«Non abbiamo tanto bisogno dell’aiuto degli amici, quanto della certezza del loro aiuto»
Ecco, la certezza di avere qualcuno accanto può soltanto venire se anche noi abbiamo la certezza di ascoltare chi ci sta vicino.
Ma è davvero difficile, davvero.
E provarci spesso ci sfianca.
Ma io resto sempre lì, felice per aver dato una mano a chi ne aveva bisogno.
Strappare un sorriso a chi non ne aveva è una cosa davvero meravigliosa.
Significa che il tuo aiuto non è stato vano.
E’ davvero bello poter intervenire qui da te.
Buona serata Diemme.
Brandy, Alberto, che posso dire dei vostri interventi così pieni di vita, esperienza, sincerità, verità?
Posso solo dire quello che mi ha colpito di più: di Brandy il discorso del lato B, di chi pretende senza porsi il minimo problema, di questa “contabilità amicale”, che sembra brutto a dirsi così, ma un rapporto umano è pur fatto di reciprocità.
E qui spiega meglio questo concetto il pensiero di Epicuro che Alberto ci ha riportato
Mi è piaciuta tanto anche quella frase, che può sembrare goliardica ma vera,
Si può anche essere diversi, si è diversi, ma se ci sono intelligenza, stima, rispetto, tutto si appiana.
@Alberto: è bello intervenire da me, ed è bello che siano persone dal cuore bello ad intervenire.
Ma no, guarda DieMme, quando parlo di contabilità amicale intendo:
” *forse* in qualche modo ti ho mostrato la mia amicizia, ma devo dirti, non ne sono sicuro. Ma ricordo ogni piccolo gesto, ogni gentilezza, ogni attenzione che tu hai avuto nei miei confronti”.
Diemme sono contenta sia di aver letto questo tuo vecchio caro post, sia che tu l’abbia voluto riesumare x tutti noi.
Ho ripensato alle tue parole relativamente al criterio di selezione. Innanzitutto tendo a fidarmi, e a credere che i rapporti siamo puri e sinceri, disinteressati. Per me è così, è una sensazione di pelle, un feeling che ci accomuna.
Una delle mie più care amiche anni fa parlando di amore mi ha detto: tu sei molto impegnativa anche come amica. Non mi sono arrabbiata. Ci ho pensato su e le ho detto dopo qualche giorno che aveva ragione se intendeva che io non sono un numero su una rubrica, io non sono quella che c’è solo per un cinema o una pizza o per un’escursione in montagna, ci sono per parlare di quello che vuoi, per una passeggiata dopo cena per farmi raccontare perchè sei triste. Sono la prima che ti porta al pronto soccorso quando stai male senza nemmeno chiedertelo, butta dentro qualsiasi appuntamento se hai bisogno che io ci sia. Sono impegnativa se ho bisogno di una frequentazione attiva. Capisco che c’è gente che dice: siamo amici da 50 e ci vediamo ogni dieci anni. Non sono così. Un amico deve essere vero, sincero, disinteressato, ma presente, non dico ogni 5 secondi ma presente. Qualche anno fa mi sono arrabbiata un sacco perchè dovevo sempre cercarla io e avevo l’impressione che se non lo facevo lei non mi pensava, che non avesse desiderio di trascorrere il suo tempo con me. Mi sbagliavo. Ora ho imparato a capire che non abbiamo tutti gli stessi tempi e magari sappiamo che una persona ci chiama sempre e lasciamo le cose così. Ora ha capito che ci tengo molto e è venuta verso di me. E’ ora una delle mie più care amiche e tutte le settimane ci ritagliamo un nostro angolino, a volte anche di più- L’altra sera mi ha chiamato per chiedere se andavo a fare un’escursione. Purtroppo non posso x’ devo dipingere casa ma mi ha fatto un piacere della’anima. (io che sono un’escursionista lei no…) voleva condividere quel momento con me. Diemme cara, ho anche tanti amici veri e sinceri e sono fortunata. Persone belle dentro, belle davvero. Gli amici di un tempo erano persone che in quel momento pensavo fossero amici poi, si sono dissolti nel nulla. Alcuni si sono rivelati diversi da come si erano apparsi ai miei occhi, altri mi succhiavano la linfa vitale e poi lei, la mia grande delusione in assoluto, fino in fondo ha dimostrato che non pensava con la sua testa anche nel fidarsi di voci di corridio e io x rabbia l’ho lasciata volare via.
Ti regalo qualche semplice parola:
Amico è colui che c’è quando sorridi e quando piangi.
Amico è colui che ti accetta in abito da sera o in pigiama.
Amico è colui che c’è per una serata divertente o per parlare di ciò che ti fa stare male seduta sul divano.
Amico è quello che capisce che qualcosa non va anche se gli hai appena scritto che sei felice.
Amico è quello che entra se gli apri la porta e sta fuori se la porta è chiusa, ma passa attraverso i muri se si accorge che qualcosa non va.
Amico è quello che scrive il suo nome in minuscolo quando dovrebbe essere scritto a caratteri cubitali sul muro.
Amico è come una carezza sul viso, è come un bacio sulla fronte o un abbraccio caloroso.
Amico è come un quadro sulla parete.
Amore è come una cornice intorno a un bel quadro.
Amico è un sorriso sulle nostre labbra.
Un bacissimo per te e x tutti i tuoi cari amici…
@Brandy: ma guarda che avevo capito!
@stellasolitaria: “Amico è quello che capisce che qualcosa non va anche se gli hai appena scritto che sei felice.”
Fantastica!
Spero ti sia piaciuta…bacissimi…vado a scribacchiare un po’ nel mio blogghettino se poi vuoi passare a lasciare un segno, sai x me è sempre un onore…
@diemme
…l’amico ritrovato……
diemmmmmmmmmmmmmeeeeeeeeeee
L’amico ritrovato… mi hai dato da pensare, e ho incominciato a chiedermi se ho mai “ritrovato” un amico che avevo perduto. In realtà credo sia successo solo una volta, con una collega. Era una persona molto rigida e… non mi ricordo neanche perché se la prese. Io sono sempre stata convinta che sia stato per un discorso sulla droga, si sosteneva che l’azienda non deve entrare nel merito della privacy dei suoi dipendenti, mentre io portavo una bandiera di diverso colore.
Voglio dire, chi vi sta parlando è una persona che dedica la propria vita a chi ha bisogno, non sto mica sostenendo che chi è in difficoltà non vada tutelato, protetto, assistito, MA NON E’ UN’AZIENDA PRIVATA, FOR PROFIT, che deve assumersi questa incombenza. L’azienda deve essere produttiva, ed è giusto che ponga la massima cura nella selezione del personale, e che miri alla sua eccellenza.
Lei aveva una persona molto vicina con questo problema, era molto sensibile all’argomento e mi accusò “allora una persona in difficoltà dovrebbe essere abbandonata a se stessa, perché non è efficiente e produttiva?”. No, non era questo quello che sostenevo, e ho cercato di spiegarglielo. Ho solo detto che un’azienda ha non solo il diritto, ma il dovere di mirare all’eccellenza, efficienza e produttività nella ricerca del personale, che una persona in difficoltà è un problema di cui si deve fare carico la società, non la Società.
Posso pure pagare il doppio di tasse, per impiegarle in strutture, ricerca etc. che possano occuparsi di questo aspetto della nostra società, posso prestare il mio tempo e il mio impegno per questo, MA NON E’ COMPITO DI UN’AZIENDA PRIVATA.
Questo discorso non le piacque proprio, le dava tanto l’idea di teoria della razza ariana.
Siamo state per anni nella stessa stanza per anni, senza parlarci, era prevenuta da morire, e anche per me il clima era pesante.
Spostano me in un altro progetto, e dopo un po’ arriva anche lei. Dovevamo collaborare per un’attività e, molto professionali entrambe, collaborammo. I problemi erano tanti, il progetto era gestito malissimo, i problemi di tutto lo staff erano diventati anche e soprattutto di tipo umano, c’era gente che passava le notti in bianco con gli incubi e/o a singhiozzare, chi poteva se ne andava (quando andavi a prendere una stampa, la metà dei fogli che trovavi sulla stampante erano curricula).
Un giorno fummo meno professionali, e parlammo anche di questi problemi: ci trovammo abbracciate, a chiederci perché eravamo state tanti anni a guardarci in cagnesco, e nacque il grande amore (di tipo umano intendo).
*** Beh, ogni tanto succede anche questo… ***
Perchè questo post è venuto in primo piano? C’è un motivo?
Comunque tocchi un argomento complesso; che secondo me va affrontando distinguendo bene l’approccio che hanno donne e uomini con l’amicizia.
Le donne hanno rapporti più profondi, ma anche paradossalmente più fragili; gli uomini tendono a maggiore superficialità, ma in questo modo anche i rapporti possono durare di più.
Ho perso degli amici soprattutto per due ragioni: politica e invidia.
La prima è colpa mia, quando si affrontano certi argomenti mi scaldo troppo.
La seconda invece sono innocente, ma purtroppo sono vittima dell’invidia da quanto avevo 7-8 anni. Ad un certo punto, dopo essermi laureato bene e prima di tutti i miei amici, ed aver subito le conseguenze negative di questo risultato (che non mi era certo caduto in testa per caso…), mi sono davvero stufato e ho cominciato a iniziare nuove relazioni, sentimentali o d’amicizia, solo con persone il cui rendimento negli studi fosse più alto del mio (così stavo sul sicuro).
Ora ho superato quella fase, ma resta il fatto che è complicato avere successo (sul lavoro, nell’amore, nello studio) e avere molti amici…
Beh, intanto l’ho ritrovato tra i post più letti: non lo ricordavo, sono andata a rileggerlo, e mi è venuta voglia di riproporlo. Leggendo i commenti ho realizzato che già un’altra volta in passato l’avevo riproposto (corsi e ricorsi storici!).
Forse è giunto pure nel momento adatto, tra ieri e ieri l’altro ho fatto una doppietta di liti con amici (anche se il post non si riferisce a liti, ma a sparizioni apparentemente immotivate), e tutto sommato rileggere il post e tutti gli interventi mi ha chiarito molte idee.
Per quanto riguarda l’invidia, sapessi Fra’ quanto ti capisco, e com’è simile al mio il destino di cui mi parli! L’età in cui sono incominciata ad essere oggetto d’invidia è pure per me quella, se non addirittura prima, In seconda elementare la maestra già mi aveva messo seduta accanto a lei ad aiutarla, forse intorno a quell’età fu pubblicata la mia prima poesia e i miei temi, lì e alle medie, facevano il giro delle classi come trofei.
Forse, se mi fosse interessato fare fortuna, in qualche modo l’avrei fatta e me ne sarei infischiata del resto, ma non era quello il mio interesse, e il risultato di tanto successo è stato unicamente invidia e solitudine, solitudine e invidia. Sono riuscita a trovare un po’ di pace con un uomo di 22 anni più grande di me, figlio di un editore e di una donna che pure aveva raccolto la sua gloria qua e là per il mondo, ma è durata poco: dei rovesci della sorte (sua) hanno portato pure lui a schierarmisi contro. Non ti sto neanche a raccontare le altre storie, né quelle sul lavoro (ho visto una persona saltellare di gioia per i corridoi perché sembrava che avessi fatto un errore, cosa che poi risultò non essere).
Qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto come mai questa paranoia dell’anonimato: indovinate un po’? In un mondo dove la gente si vende l’anima per la sua mezz’ora di notorietà, io continuo a mimetizzarmi e a cercare di scomparire sperando, con questo tributo, di avere un po’ di tranquillità.
Tu dici che la laurea prima degli altri e con brillanti risultati non ti è caduta in testa per caso: pure io non mi sono risparmiata per avere i miei risultati, però diciamocelo, bando alla falsa modestia, saremo sgobboni, però forse c’è pure un po’ di materia prima a fare la differenza, non trovi?
Invidiosi? Prrrrrrrrr!!!!!
PS. Per gli amici però non ti preoccupare, alla fine si fa una selezione naturale, e ti rimangono vicino quelli di pari valore il che, diciamocelo, è una gran pacchia. Le “small people” continuino pure a rosicarsi le unghie, delle mani e dei piedi: non li abbiamo cacciati noi, si sono allontanati con le loro gambe (anche se a volte, ingenuamente, la cosa ci è persino dispiaciuta).
*** Mi perdonino i miei lettori quest’attacco acuto di modestia, ma ho gli attributi che girano ad elica, e l’affermazione di Fra’ ha riportato a galla tanti ricordi e tante considerazioni… ***
Diemme, ho riletto questo tuo blog con piacere, e anche tutti i suoi commenti. A ottobre l’avevi riproposto dopo che io l’avevo scovato (con piacere anche in quel caso) nel baule dei tuoi ricordi.
Oggi una lacrimuccia tiene compagnia anche a me (nulla di grave ma una serie di elementi concatenati)
Scrivo in particolare dopo aver letto il commento di Fra e il tuo, e dopo aver le …. particolarmente girate di mio…
Recentemente nel blog di Frà avevo parlato di invidia e di come non riesca a tenere rapporti con gente invidiosa. Anche io sono sempre stata invidiata e per mille motivi: perchè ero vestita meglio degli altri, perchè facevo sempre delle vacanze bellissime, perchè ero bravissima a scuola, perchè prendevo dei voti splendidi all’università e mi sono laureata in tempo nonostante un anno di erasmus, perchè ho un lavoro che mi piace, una casa splendida e persino dei genitori magici. Tutto è invidiabile. Però la gente non pensa che certe cose me le cose sudate, come essere bravi a scuola e all’università e anche il lavoro è frutto di anni di stage e tirocini non pagati. Nessuno pensa che ho amici meravigliosi perchè forse sono meravigliosa io? No è, solo fortuna. Le amicizie vanno coltivate e io mi sbatto sempre per tutti. E nessuno pensa che anche io ho qcs di incompleto e che anche a me manca qcs? sono single per esempio? e disastri dal punto di vista sentimentale?
Io sono stanca di essere invidiata, perchè io non ho un compagno e i figli che tanto desidero ma non invidio nessuno e non rompo l’anima agli altri per questo.
E’ un periodo in cui cerco di allonatarmi dai cosidetti amici invidiosi e ruba idee.
Un abbraccio Stella
Beh, tu finora, a quanto scrivi, finora hai avuto una vita tutto sommato felice, ma la mia infanzia, adolescenza etc., sono state piuttosto difficili: famiglia povera, padre violento, neanche i soldi per comprare i libri di scuola, i due famosi vestiti nell’armadio, uno per tutti i giorni e uno per le feste comandate (e a volte neanche quello), eppure l’invidia non mi ha mai risparmiato.
Non mi invidiano certo il non avere nessuno a fianco, ma quando alcune donne si rendono conto che rifiuto persone su cui loro si butterebbero a pesce, c’è una specie di disprezzo nei miei confronti, un “Ma come ti permetti, ma chi ti credi di essere?”, un livore come se avessi fatto loro un affronto personale.
Mi invidiano persino il carattere infernale, perché loro magari sono una manica di abbozzoni che da anni ingoiano, e il fatto che io stia lì a dimostrare loro che non l’ha ordinato il dottore di abbozzare non ne possono la vita. Idem per le battaglie per cui mi espongo, tutti dietro le quinte a tremare di paura, ma in fondo invidiosi del fegato che dimostro.
Tutti pronti a volere incassare i dividendi senza aver comprato le azioni.